La pozza delle ninfee (Su garrop’e i lillus)

Nimphaea alba 044

La pozza delle ninfee

(Su garrop’e i lillus)

Aveva fatto la casa nel nuovo rione di S. Giuseppe a Siliqua, dove si iniziava a costruire, nel 1954. Fu fra i primi. Da circa due anni era sposato con una ragazza di un paese vicino, e avevano due bimbi. Era una bella sensazione vivere nella propria casa, anche se al mattino dovevano lavarsi nel cortile, in una bacinella, e alla sera dovevano accendere le candele di cera per illuminare le due stanze. Nel giro di poco tempo, una dozzina di famiglie abitava già nelle nuove case, anche se non c’era alcuna struttura, né strade, né luce , né acqua. Avevano fatto sacrifici e faticato, e molti l’avevano costruita con le proprie mani, dopo aver preparato i mattoni crudi (lardiri) con la terra del proprio cortile.

Ma il suo lavoro non andava bene, e nel 1956, emigrarono in Francia. L’emigrazione, a Siliqua, era un fenomeno che aveva assunto proporzioni elevate. Molti lasciavano la pastorizia e l’agricoltura, soprattutto chi lavorava con bestiame non suo, o su terreni d’altri.
Per loro non fu facile decidere, ma infine partirono. Lasciare la nuova casa in mani d’altri fu duro, ma strinsero i denti, ingoiarono le lacrime, e partirono.

Andarono in Francia dove si trovarono bene.

Dopo qualche anno di relativa tranquillità, si ammalò gravemente. L’ospedale, fu la sua casa per anni. Il suo pensiero era sempre rivolto alla famiglia, alla moglie, ai figli, che, senza di lui… Cercando un momento d’evasione, chiudeva gli occhi, e subito vedeva un bimbetto, nuotare agile e leggero nell’acqua limpida e fresca de”S’arri’e s’anei”. Ma lui benché piccolo, era un provetto nuotatore, e del suo fiume, il Cixerri, conosceva ogni ansa, ogni pietra, ogni sito, “S’arri’e mesu”, “Sa casc’e su molinu”, “Is cannas”, “Su garropp’e i lillus”…

Dal suo letto d’ospedale, sentiva la carezza dell’acqua sulla pelle, il tepore dei raggi del sole sul capo e sulle spalle, e a contrastare la leggera corrente che portava i flutti, bastava muovere un braccio, o una gamba. Sempre con gli occhi chiusi, sentiva le voci giulive delle ragazze che mentre lavavano i panni, scherzavano e ridevano, e una voce su tutte “… mi ddhu segasa unu mazz’e lillus?”
Quante volte aveva raccolto per le ragazze le ninfee bianche che sbocciavano numerose nelle sponde più riparate del suo fiume! La fioritura delle ninfee andava da “Is cannas” fino a “Perda piscina”. Su quelle sponde cresceva il Convolvolo, coi suoi lunghi tralci, e i suoi grandi fiori bianchi spiccavano nel verde della vegetazione, la Salcerella, coi rami ricoperti di fiori fuxia, i cespugli dell’Altea, con le belle foglie un po’ “polverose” e i suoi fiori rosa pallido, ma le ragazze chiedevano sempre le ninfee, perché crescevano sulle sponde del fiume dove loro non potevano arrivare.

Nel suo letto d’ospedale, quando la preoccupazione per il suo futuro, e soprattutto per il futuro della sua famiglia lo angosciava, chiudeva gli occhi per cancellare il presente…e subito sentiva “ …mi ddhu segasa unu mazz’e lillus?”.

Grazia Secci

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