L’Aasfodelo su cardilloni

Un fiore per la maestra

Passò fra le sue compagne, tenendo alto il fiore…

Potrei iniziare scrivendo: “C’era una volta”, ma questa non è una fiaba, è una storia vera.
Rosanna (nome fittizio) aveva nel 1936, 7 anni e abitava con la sua famiglia in una località che dista da Siliqua 2 km e mezzo circa. Aveva due sorelle più grandi e una più piccola.

Frequentava la 2° elementare nelle scuole di via Mannu, e benché arrivare a scuola puntuale le costasse fatica, poiché doveva fare tutta la strada a piedi coi suoi zoccoletti in qualunque stagione, non mancava mai alle lezioni.

Le sue compagne di scuola, quasi tutte avevano un piccolo giardino accosto alla casa, e appena un fiore accennava a sbocciare, lo portavano con orgoglio alla maestra. Un giorno era una rosa, un altro giorno era un garofano.

Rosanna non aveva giardino, ma tutti i campi circostanti la sua casa, erano il suo giardino. Già nel mese di dicembre e gennaio al calore di un po’ di sole il giallo intenso delle calendule inondava i prati, qua e là sbocciavano ciuffi di pratoline, di acetosella gialla. In primavera poi, crescevano bellissimi iris, orchidee, era un’esplosione di colori, dal giallo al lilla al viola, fino al rosso fuoco dei papaveri.
Un giorno Rosanna, ai lati della strada che percorreva per andare a scuola, vide spuntare alti su un ciuffo di foglie, dei fiori bianchi con macchioline rosa, lei li chiamava Cardilloni (A Siliqua prati interi sono invasi da questo fiore, e forse per questo non è molto apprezzato).
Ne scelse con lo sguardo uno, il più bello e pensò che alla sua maestra sarebbe piaciuto. Allungò la piccola mano e tentò di coglierlo, ma non riusciva, perché lo stelo era difficile da spezzare. Allora appoggiò a terra la sua cartellina, e con entrambe le mani, torse con tutte le sue forze lo stelo su sé stesso, finchè esultante se lo trovò fra le manine. Quindi lo tenne stretto con una mano e con l’altra raccolse la cartella e riprese la strada interrotta. Fantasticava, pregustando la gioia che avrebbe provato frà un po’, quando avrebbe offerto quel fiore alla maestra.

Passò fra le sue compagne, tenendo alto il fiore, ma non le sfuggirono i risolini di scherno che si scambiavano, benché non ne capisse il motivo, pur avvertendo un po’ di disagio.

Ma tutto svanì davanti al sorriso col quale la maestra accolse quell’insolito fiore, l’Asfodelo. Ammirando il fiore chiamò il bidello, chiese che le portasse una bottiglina (non paia strano, forse non c’erano vasi per i fiori) con dell’acqua per mettervi il fiore, fece spazio sulla cattedra e per tutta la mattinata l’Asfodelo fece bella mostra di sé…e per una volta anche Rosanna fu orgogliosa del suo dono.

Grazia Secci

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