Bagantinus

Bagantinus”

A Siliqua c’è una parte di territorio, ad ovest dell’abitato, oltre la sponda destra del Rio Cixerri, dove da tempo immemorabile, i suoi abitanti hanno impiantato le loro vigne.   Qui regnava incontrastata la macchia mediterranea, e tuttora tra le vigne, ci sono, intatti, piccoli lembi di quella macchia. Sono piccoli ritagli di natura, oasi naturali, dove l’uomo non ha messo mano, qui a Siliqua, si chiamano “Bagantinus”

Spesso accompagno mio marito in vigna, e mentre lui lavora tra i filari, mi allontano per fare delle foto di fiori ed erbe. Questi “boschetti” hanno sempre attirato la mia attenzione. Oggi, se ne trovo uno sul mio percorso, vi penetro silenziosa e quasi in punta di piedi, ma, anni addietro, non riuscivo a fare che pochi passi, e se ero da sola, li evitavo. Mi incuriosivano, ma, più che curiosità, era rispetto, e quasi timore di violarli. Sento presente al loro interno, una forza antica e immutata, e lontani ricordi di folletti e fate, riemergono dalla memoria della mia infanzia, col medesimo sentimento di fascino e paura. Se poi avverto un prolungato fruscio fra il folto della vegetazione, un brivido mi percorre la schiena, e trattengo il respiro.

Si notano da lontano, macchie scure e impenetrabili, fatte di Lecci (Quercus ilex), Ibixi e Sughere (Quercus suber), Suerxiu; Biancospino (Crataegus monogyna), Coraviu e Pero selvatico (Pyrus amygdaliformis), Pirastu; Lentisco (Pistacia lentiscus), Modditzi e Alaterno (Rhamnus alaternus) Tasuru; Filliree (Phyllirea latifoglia e angustifolia), Arrideli, Arrideli femmina.
Il sole non vi ha accesso, se non per pochi spazi, spogli di alberi. Avvicinandosi, si vedono, intrecciati, quasi intessuti alla base degli alberi e su di essi, Asparago (Asparagus acutifolius), Sparau, Robbia (Rubia peregrina), Appodda-appodda; Tamaro (Tamus communis), Salsapariglia (Smylax aspera), Tintioni e Caprifoglio (Lonycera implexa), Guarangiu; e Rovi (Rubus ulmifolius), Arrù, avvinghiati tenacemente ad essi, tanto da fare un tutt’uno. Tra queste architetture naturali, nei punti dove gli alberi sono radi, Lavanda (Lavandula stoechas), Abueu; Mirto (Myrtus communis), Mutta; Malvone maggiore (Lavatera olbia), Liugagniu; Artemisia (Artemisia arborescens), Senzu; Cisto (Cistus monspeliensis e salvifolius), Mudegu; pulvini di Ginestra (Genista morisii), Pratoline ( Bellis perennis), Margheritedda; Valeriana (Valeriana dioica), Agli selvatici (Allium triquetrum, Allium subhirsutum, Allium roseum), Lampagioni o Cipollaccio (Leopoldia comosa), All’e carroga (nome comune a tutti gli agli); Anemoni (Anemone hortensis), Gladioli (Gladiolus communis), Ranuncoli (Ranunculus bulbosus, Ranunculus millefoliatus, Ranunculus ficaria), Erb’e arranas; Graminacee (Briza media, Lagurus ovatus, (Campaneddas e Baffus de gattu)e cento altre) papaveri leguminose e composite (Crepis vesicaria, (detta impropriamente Cicoria), Picris echioides, Reichardia picroides, Urospermum dalechampii, (Sotciri, Lisporra e Cicoria burda), e molte ancora).
Questa vegetazione, soprattutto in primavera, ma anche nelle altre stagioni, rallegra con la sua vivace fioritura, il verde cupo della macchia, ora è il Biancospino a dare spettacolo, coi suoi bellissimi fiori che ricoprono interamente l’albero, ora è il giallo oro della Genista morisii, ora è il Caprifoglio o l’Artemisia, il Pero selvatico, ma certamente la fioritura più vistosa è quella bianchissima del Mirto. La minima brezza trasporta l’odore di queste essenze, inondando l’aria dei loro profumi. Alcuni alberi ed arbusti sono belli da vedere anche dopo la fioritura, il Biancospino coi suoi frutti rossi, il mirto col blu dei suoi galbuli, i grappoli rossi della Salsapariglia e del Tamaro.

Camminando in queste oasi all’inizio della primavera, si ha la sorpresa di trovare piccoli giardini colmi di orchidee, pare si riuniscano per specie, tanto sono numerose, qui le bellissime Orchidea farafalla (Orchis papilionacea), più avanti le Orchidea cornuta (Orchis longicornu), Orchidea lattea, (Orchis lactea), le numerosissime Serapide lingua (Serapias lingua), formano veri e propri popolamenti. Si possono incontrare anche piccoli tesori botanici come Ophrys morisii, Serapias parviflora, Ophrys incubacea, Ophrys bombyliflora, Ophrys tenthredinifera, Orchis laxiflora. Queste creature hanno sempre suscitato rispetto, forse perché si scorgono in alcune di esse sembianze umane, come appartenessero al “Mondo animale”, tanto da chiamarle, “Omitteddus”, “Abixeddas”, “Brabareddas”

I“Bagantinus” Un tempo erano numerosi, oggi lentamente, uno dopo l’altro, vanno scomparendo, vengono disboscati, abbattuti alberi secolari, sradicato il sottobosco, grossi aratri mettono a nudo radici e bulbi e al loro posto piantati viti e frutteti. E’ bello vedere la terra coltivata e curata, ma la loro vista non può dare l’emozione che si prova nel vedere, una mattina d’aprile in un prato protetto da Mirti e Malvone maggiore, quasi uno scrigno naturale, un mare di Ranuncoli d’oro, punteggiato qua e là di piccole lingue rosa, o nello scorgere dietro un lentisco, una misteriosa Ophrys morisii, o nell’affondare il naso fra il mirto fiorito!

Grazia Secci

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