Il Fico d’India

Opuntia ficus-indica z 3 (2)

L’avevamo quasi dimenticato il vecchio,”intoccabile”, sorprendente Fico d’India.

OPUNTIA FICUS-INDICA

L’avevamo quasi dimenticato il vecchio,”intoccabile”, sorprendente Fico d’India.
Tanto vecchio non è, considerando che è arrivato da noi solo “500” anni fa. A mani nude intoccabile sempre, per via delle sue minuscole spine uncinate. Sorprendente, per le nuove evidenze mediche, a conferma delle già conosciute proprietà.

Nella medicina popolare, i frutti sono considerati astringenti, e per la ricchezza di vitamina C., in passato sono stati utilizzati dai naviganti, per prevenire lo scorbuto. La polpa dei cladodi (pale), è un ottimo rimedio antiflogistico, riepitelizzante e cicatrizzante su ferite e ulcere cutanee. Il decotto dei fiori è diuretico. Nuovi esami evidenziano la proprietà antiossidante dei frutti, la capacità di legare grassi e zuccheri, che diventano non assorbibili, (con risultati positivi sul metabolismo glico-lipidico e nella sindrome metabolica). Possiede grandi quantità di carotene e calcio, la presenza di pectine e mucillaggini lo rende un ottimo disinfiammante delle pareti e mucose dello stomaco, del tubo digerente e del tessuto del fegato.
L’ infuso dei suoi fiori è diuretico e combatte i bruciori di stomaco. Il frutto è diuretico e facilita l’espulsione di calcoli renali.
Nell’alimentazione ha un notevole valore nutrizionale poiché è ricco di minerali, soprattutto calcio e fosforo, e di vitamina C.
La parte più pregiata è il frutto che oltre ad essere consumato fresco, si usa per produrre succhi, liquori, gelatine, marmellate, sapa, dolcificanti. Con le bucce, ripulite dalle spine ed opportunamente trattate, si possono fare frittelle e”caramelle”. Anche i cladodi (pale), possono essere mangiati freschi, in salamoia, sottoaceto, canditi, in confettura. Si può utilizzare anche come foraggio.Ma l’ultima scoperta fatta da un gruppo di ricerca tutto sardo dell’università di Cagliari, guidato dal Professor Giovanni Floris, (ordinario Di Biologia Molecolare dell’Università Di Cagliari) di cui fanno parte la Pro.ssa Rosaria Medda, le Dott.sse Francesca Pintus, Delia Spanò (dottoranda) e Roberta Pes, che ha isolato dopo anni di ricerche una nuova proteina, ci lascia nei confronti di questo frutto, ancora una volta piacevolmente sorpresi.
Questa proteina ha la capacità di resistere alla temperatura fino a 70°C. Pare che questo enzima interferisca con reazioni chimiche e possa essere uno dei fattori essenziali per la maturazione dei frutti. Infatti l’attività e la quantità di questa proteina aumenta da maggio a settembre per poi diminuire nel mese di ottobre. I risultati ottenuti in questi anni di lavoro saranno pubblicati sulla prestigiosa rivista “Food Research International”. Da anni questi ricercatori cagliaritani cercano le proteine esistenti nelle piante sarde e nel 2009 trovarono una cura per la leishmaniosi nelle proteine purificate dal lattice dell’Euphorbia characias.

Ora aspettiamo i benefici di queste scoperte…e intanto, riprendiamo a mangiare i nostri buoni e salutari FICHI D’INDIA (senza esagerare).

Grazia Secci

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