Primi passi fra le erbe di…Siliqua

…era come se attorno a me fosse piovuto…

I motivi che mi hanno spinta ad iniziare quest’avventura sono tanti, così come sono tanti i progetti che si sono avvicendati, sostituendosi l’un l’altro man mano che il lavoro cresceva. Uno di questi motivi, è il mio interesse per l’ambiente che ci circonda e ci permette una vita sana, il mio sempre rinnovato stupore davanti agli incredibili colori che, nell’avvicendarsi delle stagioni mutano la natura, davanti alla forma di una foglia, al colore di un fiore, alla magia di un soffione, che da sfera perfetta si divide in cento o mille semi con piumino, che volano in direzioni diverse a trovare nuova dimora per una prossima fioritura.

La mia attrazione per la campagna, è nata con me e i miei ricordi più belli, sono legati ad essa, all’infanzia trascorsa a Tempio, dove coi miei cugini facevamo la gara a chi raccoglieva più “ziri” (sono gli scapi fiorali dell’Hyoseris radiata) che poi masticavamo tenendo lo stelo pendulo al lato della bocca, o la sempre nuova meraviglia quando, schiacciando coi denti un “butuleddhu” (penso sia il legume del Lotus edulis) sentivamo la bocca inondata da un liquido fresco e dolce. Questi sapori, se chiudo gli occhi, mi tornano alla mente… e al palato. Mi proposi di scoprire i corrispettivi nomi siliquesi di queste erbe. Ma la cosa risultò oltremodo difficile, allora cercai di trovare il nome italiano. Possiedo un vecchio libro di botanica, e leggendo trovavo sempre per primo il nome scientifico, così iniziai a scriverli tutti, es.“Borago officinalis – Borragine – Pizz’e carroga“. Un altro motivo è la constatazione che i ragazzi non conoscono più alcuna erba, e questa è la perdita di una conoscenza importante per la cultura popolare di ogni paese. E dire che fino a qualche decennio fa, l’uso delle erbe era legato alla vita dell’uomo in tutti i suoi momenti, lavoro, riposo, alimentazione. Ma l’imput, la spinta iniziale per realizzare questo progetto, la ebbi da un amico Forestale, Daniele, che vedendo quei mazzi d’erbe fiorite, un giorno mi disse – Perchè non fa un erbario?- Iniziai con un po’ di titubanza, e sull’esempio di un suo erbario, feci i primi passi. Da quando mi interesso di erbe, una mia amica, non le toglie dal suo giardino se prima non le ho passate in rassegna. Per due stagioni mi mostrava un’erba tappezzante che cresce sempre nel solito vaso, ha dei rametti a raggiera, fittamente ricoperti di foglioline ovali che hanno al centro una pennellata amaranto, dopo due anni, vedendo una goccia di latice cadere da un rametto spezzato, capii che era un’euforbia, Euphorbia maculata. Un’altra amica, ha riservato una parte di aiuola ai fiori di campo, la valeriana e la scabiosa convivono con le petunie, i gerani e la viola mammola, il mio cortile non vi dico cos’è, non tolgo un’erba se prima non ne scopro il nome (e se mi piace, non la tolgo affatto!). Un’altra amica, conoscendo il mio interesse, mi ha mostrato uno spettacolo straordinario, una fioritura di Anemone coronaria, da far invidia ai floricultori! Le prime erbe che raccolsi, erano erbe cittadine, di quelle che crescono su un pugno di terra, accumulata tra l’asfalto e il marciapiede, o di quelle che superando ogni legge di natura, riescono a spuntare, teneri germogli, dal bitume dell’asfalto, o ancora di quelle che, sbattute dal vento nelle crepe di vecchi muri, nascono orizzontali e poi, con una bella curva, si mettono diritte. Le prime che determinai, sono, il Meliloto, che raccolsi in un’aiuola vicino casa, la “Fumaria”, che cresce abbondante nelle vigne e a Siliqua si chiama ”Callelleddus”; la “Veronica persica”, è un piccolo fiorellino che fiorisce da dicembre a maggio in tutto l’abitato di Siliqua, è caratterizzato dalla corolla che ha tre petali celeste-blù e uno quasi bianco; ”Erodium moschatum”, a Siliqua “erb’e frocchittas”, per tutta la primavera forma cuscini verdi con bellissime foglie pennate e numerosi fiorellini rosa, che cadendo sono sostituiti dal frutto che somiglia ad una piccola forchetta. Ogni erba che determinavo era una grand’emozione, e lo è tuttora. Ma l’emozione più grande l’ho avuta in aprile di ques’anno. Il 15 maggio dell’anno precedente avevo trovato alcune piantine ormai sfiorite nelle quali mi parve di riconoscere il Nontiscordardimè, quindi quest’anno ho anticipato la visita al 25 aprile. Dopo aver attraversato il greto di un torrente asciutto, mi son dovuta chinare per attraversare un varco in una siepe di rovi, per passare senza impigliarmi ho camminato a testa bassa per alcuni minuti, quando mi son rimessa diritta e ho sollevato lo sguardo, son rimasta senza fiato, era come se attorno a me fosse piovuto una miriade di fiorellini di un colore incredibile tra l’azzurro e il celeste pallido, mi pareva di vivere una scena da favola. Mi riscosse il pensiero di mio marito che mi aspettava sotto il sole, raccolsi qualche esemplare per l’erbario e mi allontanai in punta di piedi per non calpestare quel prato da fiaba. Intanto avevo iniziato a seccare le erbe, ma benché da qualche tempo avessi consultato tutti i libri di Botanica che avevo trovato nella nostra Biblioteca, ero in difficoltà, e così pensai di chiedere aiuto a chi sapeva più di me. Dietro consiglio di un ragazzo che lavora in campagna, telefonai e poi mi recai con i miei primi tentativi, all’E.R.S.A.T. di Siliqua. Trovai Dottor Corona, che m’incoraggiò e mi prestò dei libri che non trovavo in Biblioteca. Mio fratello maggiore, che usava il computer, mi diceva sempre che con questo strumento si può fare di tutto, e poiché i progetti nella mia mente erano tanti, un bel giorno volli provare, e comprai un computer. Così come per le erbe, all’inizio non fu facile, ma ero decisa a non mollare. Una mia amica m’informò di un corso d’Informatica per adulti che si sarebbe tenuto alle “Scuole Medie Enrico Fermi” di Siliqua. Fui accettata con qualche difficoltà, e una sera mi trovai in un’aula con tanti ragazzi, un computer davanti, e il Professor Gianfranco Erriu, il quale con estrema pazienza, mi spiegava che il mouse avrebbe smesso presto di fare le bizze (la piccola freccia sembrava impazzita e andava al lato opposto a quello da me voluto). Intanto raccoglievo, seccavo, determinavo (quando riuscivo) e sistemavo le erbe nei cartoncini, sempre col dubbio che il mio lavoro non fosse ben fatto. Col computer si può fare tutto, e allora decisi di chiedere consiglio, a chi? Cercai il sito della Facoltà di Botanica dell’Università degli studi di Cagliari. Mi trovai sul monitor una lunga lista di Professori e tra questi un nome che avevo letto su un libro di Botanica, Professor Mauro Ballero Docente della Facoltà di Farmacia dell’Università degli studi di Cagliari. Arditamente gli lasciai un messaggio nella casella di posta elettronica. M’invitò a portare le erbe da Lui, e con mia gran gioia e meraviglia mi assicurò che il lavoro andava bene, incoraggiandomi a continuare. Le mie 350 erbe del territorio di Siliqua erano confermate. Oggi, dopo sette anni, le erbe determinate sono oltre 500, le raccolgo dappertutto, ovunque vada e veda un pò di verde. La curiosità, che credevo di appagare in breve tempo, è diventata così importante che penso non mi abbandonerà più, perché quando scopro un’erba nuova, e riesco a determinarla, provo la medesima emozione che provai nel riconoscere il Meliloto, nell’aiuola vicino casa. Grazia Secci

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